Tesi

Bibliografia della tesi: regole pratiche per ogni stile citazionale

Team SheetHub · 9 min di lettura

Illustrazione di una scrivania con fogli impilati, una penna e l'icona di una citazione bibliografica accanto a un libro aperto

Citazione nel testo vs riferimento finale

C'è un'idea sbagliata che vediamo spessissimo: che la citazione sia una sola cosa. In realtà sono due cose diverse che lavorano insieme.

La citazione nel testo è quella che vedi mentre leggi. Se leggi in un articolo "il 67% delle aziende ha adottato il lavoro agile post-pandemia (Rossi, 2024)", quella parte tra parentesi è la citazione nel testo. La sua funzione è dire: "Ehi, quello che hai appena letto non viene dalla testa di chi scrive; viene da qui. Se vuoi leggere l'originale, lo trovi nella bibliografia."

Il riferimento bibliografico finale è l'informazione completa dell'opera citata: il nome dell'autore scritto per bene, il titolo esatto del libro o articolo, l'editore, l'anno, la pagina. Tutto quello che serve a qualcuno di andare a trovare quel libro vero in una libreria vera, o quel PDF online.

La connessione tra le due è il cognome dell'autore e l'anno. Nel testo scrivi "(Rossi, 2024)", e nella bibliografia in fondo troverai la riga che inizia con "Rossi", anno 2024, con tutti gli altri dettagli.

Per capirci: la citazione nel testo è una freccetta. La bibliografia è la mappa che spiega dove la freccetta punta.

Quasi tutte le tesi italiane usano cita il cognome, l'anno, talvolta il numero di pagina nel testo, e una lista ordinata per cognome in fondo con i dettagli. C'è anche un sistema alternativo, molto usato in medicina e biologia, dove metti un numero nel testo (come un apice) e in fondo la numerazione ti dice dove trovare l'opera. Ma il tuo relatore probabilmente ti ha detto quale stile usa.

Stile APA 7

APA è lo stile più diffuso in Italia per psicologia, scienze sociali, economia. È preciso, comprensibile e riconosce al primo colpo uno stile serio. Se il tuo relatore non ti ha specificato uno stile, APA 7 (settima edizione, 2020) è la scelta più sicura.

Nel testo APA citi così: (Autore, Anno) oppure Autore (Anno) se il nome è parte della frase naturale. Se la pagina importa, aggiungi: (Autore, Anno, p. 45).

Nella bibliografia finale, le regole variano a seconda che citi un libro, un articolo, un sito web. Vediamo gli esempi più comuni.

Libro

Formato APA:
Cognome, Iniziale. (Anno). Titolo del libro: sottotitolo se ce n'è uno. Casa editrice.

Esempio:
Dweck, C. (2006). Mindset: The new psychology of success. Random House.

Se hai letto il libro in una traduzione italiana:
De Bortoli, R. (2000). La forza della volontà: Come sviluppare la motivazione e il coraggio. Sperling & Kupfer.

Una cosa che pochi sanno: se l'autore è un ente (es. l'UNESCO), nel cognome metti il nome dell'ente:
UNESCO. (2023). Global report on culture for sustainable development. UNESCO Publishing.

Articolo di rivista scientifica

Formato APA:
Cognome, Iniziale., & Cognome2, Iniziale. (Anno). Titolo dell'articolo. Nome della rivista, Volume(numero), pagine. https://doi-se-ce-è

Esempio:
Smith, J., & Brown, K. (2022). Remote work and employee engagement: A quantitative study. Journal of Organizational Behavior, 45(3), 234–251. https://doi.org/10.1234/jor.2022

Se l'articolo è in una rivista italiana senza DOI:
Rossi, M., & Ferraro, G. (2024). Digitalizzazione nelle PMI italiane: uno studio esplorativo. Rivista di Economia Aziendale, 28(1), 45–68.

Sito web

Formato APA:
Cognome, Iniziale. (Anno, mese giorno). Titolo della pagina. Nome del sito web. Recuperato da URL

Se non c'è autore specifico, inizi con il nome dell'organizzazione:

Esempio senza autore:
World Health Organization. (2023, maggio 15). Mental health and well-being. Retrieved from https://www.who.int/teams/mental-health-and-substance-use/...

Esempio con autore:
Johnson, A. (2024, febbraio). AI in business: Five trends to watch. Harvard Business Review. Retrieved from https://hbr.org/2024/02/ai-business-trends

Una regola APA spesso dimenticata: se il sito è un articolo online in una rivista, il formato è come per l'articolo scientifico (vedi sopra). Se è una pagina di organizzazione o blog, usi il formato "sito web".

Tesi

Formato APA:
Cognome, Iniziale. (Anno). Titolo della tesi: sottotitolo se rilevante [Doctoral dissertation / Master's thesis, Nome Università]. https://hdl.handle.net/...

oppure, se non hai il DOI:

Cognome, Iniziale. (Anno). Titolo della tesi [Doctoral dissertation, Nome Università]. Repository dell'università

Esempio:
Moretti, V. (2023). Adattamento organizzativo post-pandemia nelle aziende manifatturiere del Nord-Est [Master's thesis, Università di Trento]. https://iris.unitn.it/...

Una cosa che nessuno ti dice: se citi una tesi di qualcuno, il relatore lo sa subito. Le tesi sono fonti deboli perché non sono state revisionate come gli articoli scientifici. Se citi una tesi per scoperte empiriche, accertati che quella ricerca sia stata pubblicata anche come articolo. Se citi la tesi di un famoso studioso (perché lo studio è importante), specificalo meglio nel testo: "Secondo uno studio citato in Moretti (2023)" è diverso da "Secondo Moretti (2023)".

Stile Chicago

Chicago è lo stile storico: più elegante, un po' più lungo, preferito soprattutto in storia, letteratura, discipline umanistiche. È più corposo di APA, permette più note a piè di pagina, è meno "scientifico" e più "narrativo".

Chicago ha due sistemi: Note-Bibliography (quello che usiamo in Italia per studi letterari e storici) e Author-Date (simile ad APA, usato meno di frequente). Qui parliamo di Note-Bibliography.

Nel testo Chicago metti un numero piccoletto in apice (come "Rossi afferma che il 67% ha adottato lo smart working¹") e in fondo alla pagina (o in fondo al capitolo) scrivil la nota completa.

Formato Chicago Note-Bibliography:

Nota in fondo (prima volta che citi un'opera):
Nome Cognome, Titolo del libro: sottotitolo, Casa editrice, anno, p. [numero pagina].

Nota breve (le volte successive):
Cognome, Titolo abbreviato, p. numero.

Bibliografia finale (ordinata per Cognome):
Cognome, Nome. Titolo: sottotitolo. Casa editrice, anno.

Esempio:
Nota completa:
1. Carol Dweck, Mindset: The New Psychology of Success, Random House, 2006, p. 45.

Nota breve:
2. Dweck, Mindset, p. 89.

Bibliografia:
Dweck, Carol. Mindset: The New Psychology of Success. Random House, 2006.

Per articoli di rivista, il formato è simile, con il nome della rivista in corsivo:
1. John Smith e Kevin Brown, "Remote Work and Employee Engagement", Journal of Organizational Behavior, 45, no. 3 (2022): 234.

Chicago è utile se il tuo ambito è prevalentemente letterario o storico. Se il tuo dipartimento non ha specificato, una guida operativa sulla struttura della tesi ti aiuta a capire se è il caso o no.

Stile Vancouver

Vancouver è lo stile dei numeri in apice. Molto usato in medicina, infermieristica, biologia. Nel testo non vedi il cognome dell'autore; vedi solo il numero: "Il 67% delle aziende ha adottato il lavoro agile post-pandemia.¹" E in fondo alla pagina (o in fondo al capitolo) il numero ti rimanda alla bibliografia ordinata numericamente.

Formato Vancouver:

Nel testo metti il numero in apice: ...affermazione.¹

In fondo alla pagina (nota a piè di pagina):
1. Cognome Iniziale(i), Iniziale(i). Titolo dell'opera. Casa editrice; anno.

Oppure in fondo al capitolo o al documento:

1. Rossi M, Ferraro G. Digitalizzazione nelle PMI italiane. Rivista di Economia Aziendale. 2024;28(1):45–68.

Esempio completo:
Nel testo:
Uno studio recente sottolinea l'impatto del remote work sulla produttività.¹

In fondo:
1. Smith J, Brown K. Remote work and employee engagement: A quantitative study. J Organ Behav. 2022;45(3):234–251.

Per libri:
2. Dweck C. Mindset: The new psychology of success. Random House; 2006.

Vancouver è preciso, compatto e ideale se hai molte fonti. Il vantaggio è che nel testo è "pulito": non vedi cognomi che distraggono la lettura. Lo svantaggio è che per chi legge è più difficile saltare a una fonte specifica senza cercare il numero.

Sitografia: quando e come si fa

La sitografia è la sezione finale della tesi dove metti solo le fonti online (siti web, articoli online, report PDF da siti istituzionali). Si fa se è rilevante — cioè se hai usato davvero molti siti come fonte di dati o informazioni, e il tuo relatore te lo chiede.

Non è lo stesso della bibliografia. La bibliografia contiene tutto (libri, articoli, siti). La sitografia è solo siti.

Quando fare una sitografia separata:

  • Se la tua tesi è empirica e hai scaricato dati da portali pubblici (ISTAT, INPS, banche dati europee)
  • Se hai intervistato pagine web di aziende come fonti di informazioni
  • Se il tuo argomento riguarda internet stesso

Quando non è necessaria:

  • Se i siti sono pochi (max 2-3) e li puoi mettere nella bibliografia insieme agli altri
  • Se il tuo relatore non l'ha richiesta

Formato della sitografia (APA):

Titolo della pagina. (Anno, mese). Retrieved from https://www.sito.it

O se c'è autore:

Cognome, Iniziale. (Anno, mese). Titolo della pagina. Nome del sito. Retrieved from https://www.sito.it

Esempi:
COVID-19 data dashboard. (2024, giugno). Retrieved from https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

ISTAT. (2024, aprile). Lavoro agile in Italia: dati 2024. Retrieved from https://www.istat.it/it/archivio/digitalizaz...

Un consiglio pratico: quando copi il link di un sito, copia anche la data in cui l'hai visitato (quella serve nel formato APA con "Retrieved from [data] https://..."). Se il relatore controlla quel link tre anni dopo e nel frattempo il sito ha cambiato, almeno tu hai documentato quando l'avevi visto.

💡 La ricerca bibliografica ti ha già stancato?

Non è raro: trovare fonti buone, capire quali sono davvero attendibili, costruire un discorso che non sia solo un riassunto di quello che gli altri hanno scritto — serve pratica, e spesso serve una persona che ti dice "questa fonte è solida, quella è debole, questa rara è inutile per il tuo argomento".

Scrivici su WhatsApp — una sessione di orientamento bibliografico spesso risparmia settimane di lavoro.

Automatizzare la bibliografia con Zotero, Mendeley, Word

Scrivere la bibliografia a mano è il metodo per sbagliare. Il cognome che tagli per errore, l'anno che metti al contrario, il titolo che non italicizzi. Se citazione 47 ha il DOI e la 48 no, finisci per avere 47 formati diversi.

La soluzione è usare uno strumento di gestione bibliografica. Ci sono tre opzioni pratiche per una tesi italiana.

Zotero (gratuito, open-source): È il nostro preferito per una tesi. Scarichi l'applicazione desktop, installi il plugin in Word, e mentre leggi articoli online Zotero cattura titolo, autore, anno in automatico. Quando finisci di scrivere la tesi, dici a Zotero "generami la bibliografia nello stile APA" e lui la fa in mezzo secondo. Supporta APA, Chicago, Vancouver, e cento altri stili. Ha una curva di apprendimento di 15 minuti. Sito: www.zotero.org.

Mendeley (freemium): Simile a Zotero, fatto da una gran casa editrice (Elsevier). La versione gratuita è ok, ma non è open-source. Alcuni lo preferiscono per l'interfaccia, altri per avere cloud sincronizzato. Se parti da qui, sai che un giorno potrebbe diventare a pagamento. Sito: www.mendeley.com.

Word + Plugin "Gestione fonti": Se non vuoi installare nulla, Word ha un sistema interno (su Mac: Reference tab, su Windows: menu References). È basico, non ha auto-capture dei dati (devi scrivere manualmente), ma funziona per tesi con poche fonti (fino a 30-40). Oltre a quella soglia diventa lento.

Come iniziare con Zotero (per chi non l'ha mai usato):

  1. Vai a www.zotero.org e scarica l'app desktop e il plugin per Word.
  2. Installa entrambi.
  3. Apri Zotero (l'app).
  4. Crea un account gratuito (serve per sincronizzare il lavoro).
  5. Crea una cartella per la tua tesi dentro Zotero (es. "Tesi 2024").
  6. Mentre leggi articoli online, clicca sull'icona di Zotero nel browser: lui importa il PDF + metadati automaticamente nella cartella.
  7. Se il PDF non ha metadati (es. una pagina web scaricata di cui non sa nulla), te li chiede, e tu li scrivi.
  8. Quando hai finito la tesi e il relatore ti chiede il formato APA (o Chicago, o quello che è), apri Word, vai in Zotero plugin, dici "Formato APA", e lui genera la lista.

Una cosa che non tutti sanno: il tempo per imparare Zotero bene è tipo 30 minuti. Il tempo risparmiato in formattazione della bibliografia è circa due giorni. Ne vale la pena.

Se il tuo dipartimento ha una "guida al citare" specifica (es. uno stile un po' diverso da APA standard), Zotero permette di importare file .csl personalizzati. Non serve sapere come fare; il tecnico del tuo dipartimento lo sa, o lo sa il bibliotecario universitario.

🎓 La tesi è una maratona, non una sprint.

Se mentre scrivi non ti senti sicuro sulla formattazione, e il tempo della consegna si avvicina, un revisore esterno rileggit il tutto e aggiusta gli ultimi dettagli. Non per scrivere la tesi — per assicurarti che quando la consegni, i dettagli non diventino motivi di revisione dal relatore.

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Riepilogo pratico

  1. Chiedi al relatore quale stile usa. Se non specifica, APA 7 è la scelta più sicura.
  2. Usa un tool per gestire la bibliografia. Zotero è gratuito e funziona bene; Mendeley è alternativa valida. Se hai poche fonti (<30), va bene anche Word.
  3. Cattura i dati della fonte la prima volta che la leggi — cognome, titolo, anno, pagina. Non aspettare a fine tesi.
  4. Nel testo della tesi, cita sempre. Ogni volta che prendi un'affermazione da qualcuno, metti la citazione. È una regola, non uno stile.
  5. La bibliografia non è decorativa. È la prova che quello che hai scritto non viene dal nulla. Controlla il relatore sempre. Fa bene farla perfetta.

Riguarda tutto questo la prossima volta che sentirai il relatore dire "questa citazione non è nel formato corretto". Non è una critica personale; è un aiuto. Significa che tra due giorni la sistemi e tutto si aggiusta.